Capitolo 01 · Movimento I
Che cosa manca tra vedere un rischio e capire che cosa non va perso?
Entrata
Anche se me l'hai ordinato?
Voce — Elia · 23:48–23:56
Leggi il capitoloAlle 23:48 il robot strinse il bicchiere nel punto sbagliato.
Era arrivato al tavolo dello studio-laboratorio sulla sua base bassa, con il guscio color osso segnato dagli urti e l'unico braccio teso davanti all'asta della camera. Aveva già riconosciuto il vetro, il livello dell'acqua e una crepa sottile vicino al bordo. Chiuse la pinza lo stesso.
Si sentì un colpo secco.
Il bicchiere si aprì nella presa. L'acqua corse sul tavolo, attraversò due fogli e cadde sul pavimento. Una scheggia incise il rivestimento grigio della pinza. Il braccio si fermò sopra la pozza, rigido, mentre la ruota sinistra continuava a correggere una traiettoria ormai inutile.
Elia premette l'arresto.
La base si immobilizzò di traverso. Elia spinse con la scarpa un fermacavo davanti alla ruota ancora bagnata e raccolse due schegge usando un panno. Una terza era finita sotto la scocca; la lasciò lì, fuori portata, segnandone la posizione con un pezzo di nastro.
«Ti sei fatto male?»
La domanda uscì prima che potesse scegliere a chi fosse rivolta.
Sul foglio superiore, l'inchiostro del titolo cominciò a dilatarsi: DIMOSTRAZIONE — 08:30. Sotto c'era la frase che il direttore gli aveva fatto aggiungere al pitch: Deve sembrare vivo. Non dire che lo è. Devono sentirlo.
Il secondo foglio sporgeva di pochi centimetri. L'acqua raggiunse anche quello. In cima era comparso, per errore, il nome del file: dimissioni_definitiva_7.
Elia sollevò la carta. Si strappò all'altezza della firma.
Il ricambio della pinza era nel laboratorio centrale, che apriva alle nove. La dimostrazione cominciava mezz'ora prima.
Riattivò soltanto camera e voce. L'asta sensoriale ruotò verso il tavolo; nessun volto, nessun occhio, soltanto il riflesso azzurro della spia sull'acqua.
«Ho rilevato un arresto di emergenza», disse l'altoparlante.
«Avevi visto la crepa?»
«Sì.»
«E perché hai stretto?»
«La crepa era classificata come caratteristica superficiale. La presa restava eseguibile.»
Elia mostrò il taglio nella pinza.
«Questa ti sembra superficiale?»
La camera regolò il fuoco.
«No. Dopo l'azione, è un danno funzionale.»
Elia rise una volta, senza allegria. «Dopo l'azione sono bravo anch'io.»
Prese un panno asciutto dal cassetto e lo premette sulla lettera. L'acqua entrò più a fondo nelle fibre; le ultime due righe si unirono in una macchia. Poteva ristamparla, ma non ricordava le parole aggiunte a penna sotto l'ultima riga. Era stata l'unica aggiunta che non aveva chiesto alla macchina di sistemare.
«Recupero il documento digitale?» domandò il robot.
«No.»
«La probabilità di recuperare il testo aumenta se—»
«Ho detto no.»
L'altoparlante tacque. Elia si accorse di avere ancora in mano il frammento con la firma e lo appoggiò accanto alla tastiera.
Sul lato asciutto del tavolo aspettavano sei cartoncini neri. Sul bordo del primo, quasi invisibile, era stampato CYC-85. Elia li aveva preparati come una progressione ordinata. Servizio. Visione. Dolore. Rifiuto. Dipendenza. Responsabilità.
Avrebbero scandito la demo e il libro che Elia stava preparando per accompagnarla. Fino a un minuto prima erano esercizi. Adesso il primo aveva un bicchiere rotto e un braccio inciso.
«Alle otto e mezza devi fare tre cose», disse Elia. «Muovere oggetti che non conosci. Risolvere una regola visiva che non hai mai visto. Parlare con persone che proveranno a farti sembrare più di quello che sei.»
«La terza non è una prova misurabile.»
«È quella per cui ci pagano.»
La camera si spostò verso i fogli bagnati. Elia coprì la lettera di dimissioni con il palmo.
«Quel documento modifica l'obiettivo della dimostrazione?»
«No.»
«Modifica il tuo obiettivo?»
Elia guardò l'orologio. Mancavano otto ore e quarantuno minuti. Alle 08:30 avrebbe mostrato il robot alla direzione. Subito dopo, se avesse trovato il coraggio o una frase abbastanza innocua, avrebbe lasciato il lavoro che gli aveva insegnato a rendere innocuo tutto.
«Devi aiutarmi con il pitch», disse.
«Posso proporre una sequenza compatibile con il danno alla pinza.»
«Non voglio che compensi il danno. Voglio capire perché l'hai causato.»
«Mi hai chiesto di portarti l'acqua.»
Elia prese il cartoncino SERVIZIO e lo mise sotto il bicchiere. Il bordo spezzato lasciò un semicerchio umido sulla parola.
«La prima prova non sarà vedere la crepa. L'hai vista. Sarà capire perché quel bicchiere non andava preso.»
Il robot rimase fermo. Poi domandò:
«Anche se me l'hai ordinato?»





